
GALLERIA FOTOGRAFICA
PROGETTARE IL BENESSERE

Figura1 - RIscaldamento a parete in rame su supporto per intonaco in cannicciato palustre e argilla.

Figura1 - RIscaldamento a parete in rame su supporto per intonaco in cannicciato palustre e argilla.
SOLUZIONI PER IL BENESSERE

Figura2 - Cappotto termico esterno composto da freno a vapore, sughero senza colla e cannucciato palustre:
il tutto verrà completato da un intonaco a calce.

Figura2 - Cappotto termico esterno composto da freno a vapore, sughero senza colla e cannucciato palustre:
il tutto verrà completato da un intonaco a calce.
ABITARE IN BIOEDILIZIA

Figura3 - Casa bioclimatica

Figura3 - Casa bioclimatica
Una casa fatta e arredata con materiali naturali, che non danneggiano chi ci abita, che non sono pericolosi per chi li produce, per chi li mette in opera e per chi li deve smaltire, è una casa ecologica (biologica). Fondamentale è anche l’eliminazione, o la riduzione ai minimi termini, delle fonti di inquinamento interno che modificano la qualità dell’aria, producono campi elettromagnetici artificiali o generano emissioni dannose.
Occorre considerare la casa dove abitiamo come la terza pelle: la prima pelle è il tessuto cutaneo che riveste il nostro corpo, la seconda pelle è l’abbigliamento, la terza pelle è l’edificio comprese le finiture interne e l’arredo.
La terza pelle ha funzioni molto simili alle prime due, perche deve assolvere a due compiti: il primo garantire una termoregolazione rispetto alle temperature esterne e consentire un riparo dagli agenti atmosferici e geopatogeni, il secondo consentite una corretta areazione e deumidificazione.
Occorre considerare la casa dove abitiamo come la terza pelle: la prima pelle è il tessuto cutaneo che riveste il nostro corpo, la seconda pelle è l’abbigliamento, la terza pelle è l’edificio comprese le finiture interne e l’arredo.
La terza pelle ha funzioni molto simili alle prime due, perche deve assolvere a due compiti: il primo garantire una termoregolazione rispetto alle temperature esterne e consentire un riparo dagli agenti atmosferici e geopatogeni, il secondo consentite una corretta areazione e deumidificazione.
Nasce da una filosofia di vita (Germania e Francia) che riscopre la vita stessa come facente parte della natura, che riscopre la terra che ci ospita come un organismo vivente.
Fin dai tempi antichi l’uomo si è costruito delle abitazioni per ripararsi dalle intemperie, per riposarsi, per aver un punto di riferimento per la famiglia, utilizzando quello che la natura offriva, TERRA, ACQUA, LEGNO e PIETRA, questi materiali lo hanno accompagnato fino alla rivoluzione industriale dei nostri tempi, periodo nel quale la tecnologia, la chimica hanno innescato un meccanismo di ricerca del materiale veloce da preparare, da utilizzare ed ipoteticamente perfetto perché non più lavorato artigianalmente.
Altro fattore di ricerca industriale era l’abbassamento dei costi di produzione e allo stesso momento l’aumento dei guadagni da parte di chi li produceva. Inizialmente sembrò tutto facile fino a quando non ci si accorse della tossicità delle emissioni dei materiali nonché della difficoltà di smaltimento degli stessi. Già dal 1983 negli Stati Uniti si era riscontrata la “sindrome da edificio malato” (inquinamento indoor) derivante dal grave stato di tossicità presente all’interno delle abitazioni, addirittura superiore a quello esterno.
Tutto viene amplificato dalla ermeticità ed impermeabilità delle abitazioni. In seguito ci si accorse delle molteplici problematiche derivanti da questi nuovi prodotti ( disturbi respiratori, allergie, tachicardia, cefalea, ecc.) e si formò un movimento di pensiero che si pose il problema di recuperare i vecchi materiali e tecniche costruttive. La bioarchitettura recupera il concetto di involucro abitativo, considerandolo come la nostra “terza pelle”.
Quindi il tecnico bioedile dovrebbe essere ricercatore, architetto, ingegnere, geometra, psicologo, medico e collaborare (prevenendo, guarendo, costruendo) a risolvere i molteplici problemi derivati dal crescere disordinato di una urbanizzazione, di una lottizzazione, di una costruzione, di un arredamento sbagliato contrario ad un adeguato sviluppo della città. Nella cultura occidentale la concezione globale della natura e del mondo ha occupato sempre un posto di secondo piano rispetto ad una concezione dualistica, tesa a contrapporre piuttosto che ad unificare: uomo-natura, Dio-mondo, spirito-materia, anima-corpo. La concezione dualistica ha originato il disprezzo delle cose rivelatosi nel consumismo eccessivo della nostra società usa e getta. (finalmente oggi si cominciano a vedere dei cambiamenti). Evitiamo il pensiero di poter modificare radicalmente l’indirizzo dell’edilizia, dell’urbanistica e dell’economia moderna nella consapevolezza però di creare impulsi per un comportamento ecologicamente responsabile.
Il compito del bioedile consiste nella programmazione consapevole, a qualsiasi livello, degli spazi per l’abitare e le attività produttive dell’uomo; nel costruire e ristrutturare in maniera “sana” ed “economica” collaborando a creare le premesse di una vita sana.
Solo cosi potremmo parlare di “architettura sostenibile” e di “città sostenibile”
Fin dai tempi antichi l’uomo si è costruito delle abitazioni per ripararsi dalle intemperie, per riposarsi, per aver un punto di riferimento per la famiglia, utilizzando quello che la natura offriva, TERRA, ACQUA, LEGNO e PIETRA, questi materiali lo hanno accompagnato fino alla rivoluzione industriale dei nostri tempi, periodo nel quale la tecnologia, la chimica hanno innescato un meccanismo di ricerca del materiale veloce da preparare, da utilizzare ed ipoteticamente perfetto perché non più lavorato artigianalmente.
Altro fattore di ricerca industriale era l’abbassamento dei costi di produzione e allo stesso momento l’aumento dei guadagni da parte di chi li produceva. Inizialmente sembrò tutto facile fino a quando non ci si accorse della tossicità delle emissioni dei materiali nonché della difficoltà di smaltimento degli stessi. Già dal 1983 negli Stati Uniti si era riscontrata la “sindrome da edificio malato” (inquinamento indoor) derivante dal grave stato di tossicità presente all’interno delle abitazioni, addirittura superiore a quello esterno.
Tutto viene amplificato dalla ermeticità ed impermeabilità delle abitazioni. In seguito ci si accorse delle molteplici problematiche derivanti da questi nuovi prodotti ( disturbi respiratori, allergie, tachicardia, cefalea, ecc.) e si formò un movimento di pensiero che si pose il problema di recuperare i vecchi materiali e tecniche costruttive. La bioarchitettura recupera il concetto di involucro abitativo, considerandolo come la nostra “terza pelle”.
Quindi il tecnico bioedile dovrebbe essere ricercatore, architetto, ingegnere, geometra, psicologo, medico e collaborare (prevenendo, guarendo, costruendo) a risolvere i molteplici problemi derivati dal crescere disordinato di una urbanizzazione, di una lottizzazione, di una costruzione, di un arredamento sbagliato contrario ad un adeguato sviluppo della città. Nella cultura occidentale la concezione globale della natura e del mondo ha occupato sempre un posto di secondo piano rispetto ad una concezione dualistica, tesa a contrapporre piuttosto che ad unificare: uomo-natura, Dio-mondo, spirito-materia, anima-corpo. La concezione dualistica ha originato il disprezzo delle cose rivelatosi nel consumismo eccessivo della nostra società usa e getta. (finalmente oggi si cominciano a vedere dei cambiamenti). Evitiamo il pensiero di poter modificare radicalmente l’indirizzo dell’edilizia, dell’urbanistica e dell’economia moderna nella consapevolezza però di creare impulsi per un comportamento ecologicamente responsabile.
Il compito del bioedile consiste nella programmazione consapevole, a qualsiasi livello, degli spazi per l’abitare e le attività produttive dell’uomo; nel costruire e ristrutturare in maniera “sana” ed “economica” collaborando a creare le premesse di una vita sana.
Solo cosi potremmo parlare di “architettura sostenibile” e di “città sostenibile”